Solo per oggi crederò fermamente, nonostante le apparenze contrarie, che la Provvidenza di Dio si occupi di me come se nessun altro esistesse al mondo.
Solo per oggi avrò cura del mio aspetto: non alzerò la voce, sarò cortese nei modi, non criticherò nessuno, non pretenderò di migliorare nessuno tranne me stesso.
Solo per oggi sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.
Solo per oggi mi adatterò alle circostanze senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri.
Solo per oggi dedicherò dieci minuti del mio tempo a sedere in silenzio ascoltando Dio, ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo, così il silenzio e l'ascolto sono necessari alla vita dell'anima.
Solo per oggi compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.
Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino ma lo farò e mi guarderò da due malanni: la fretta e l'indecisione.
Solo per oggi non avrò timori. Non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere alla bontà.
Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterei se pensassi di doverlo fare per tutta la vita.
Giovanni XXIII
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sabato, gennaio 08, 2011
mercoledì, giugno 13, 2007
Pensieri insonni 1

non è del tutto vero che il contenuto sia cosa più importante rispetto alla comunicazione.
Il preside del liceo scientifico dove andrà Mara continua a ripetere: "tutti vogliono comunicare, ma se nessuno ha dei contenuti da comunicare cosa comunicano i comunicatori?"
(mi sta già sulle balle e Mara non ha ancora fatto gli esami di terza media).
In una mappa cognitiva [che cerca di rappresentare lo sviluppo del ragionamento attraverso concetti(idea) legati da collegamenti] non sono tanto importanti i concetti quanto il modo in cui essi sono collegati.
Dato un certo numero di mattoncini di diversa forma e colore. il risultato sarà differente a seconda di come i mattoncini sono disposti <>.
Archimede, Newton, Einstein non hanno scoperto nuovi contenuti ma hanno risistemato i concetti che già conoscevano in una nuova disposizione.
giovedì, aprile 05, 2007
venerdì, dicembre 08, 2006
parole
non ti ho ancora donato le mie parole
ne approfitto per dirti: "fanne ciò che vuoi"
nient'altro posso importi
perchè ora sono le tue parole
ne approfitto per dirti: "fanne ciò che vuoi"
nient'altro posso importi
perchè ora sono le tue parole
domenica, novembre 19, 2006
Mattia
Adriano Meis
Il treno, in quella, si fermò a un'altra stazione. Guardai, e subito mi sorse un pensiero, per la cui attuazione. provai dapprima un certo ritegno. Lo dico, perchè mi serva di scusa presso coloro che amano il bel gesto, gente poco riflessiva, alla quale piace di non ricordarsi che l'umanità è pure oppressa da certi bisogni, a cui purtroppo deve obbedire anche chi sia compreso da un profondo cordoglio. Cesare, Napoleone e, per quanto possa parere indegno, anche la donna più bella... Basta. Da una parte c'era scritto Uomini e dall'altra Donne; e là intombai il mio anellino di fede.Quindi, non tanto per distrarmi, quanto per cercar di dare una certa consistenza a quella mia nuova vita campata nel vuoto, mi misi a pensare ad Adriano Meis, a immaginargli un passato, a domandarmi chi fu mio padre, dov'ero nato, ecc. - posatamente sforzandomi di vedere e di fissar bene tutto, nelle più minute particolarità.
Luigi Pirandello: il fu Mattia Pascal
Posted on Monday, April 11, 2005 at 9:42
Il treno, in quella, si fermò a un'altra stazione. Guardai, e subito mi sorse un pensiero, per la cui attuazione. provai dapprima un certo ritegno. Lo dico, perchè mi serva di scusa presso coloro che amano il bel gesto, gente poco riflessiva, alla quale piace di non ricordarsi che l'umanità è pure oppressa da certi bisogni, a cui purtroppo deve obbedire anche chi sia compreso da un profondo cordoglio. Cesare, Napoleone e, per quanto possa parere indegno, anche la donna più bella... Basta. Da una parte c'era scritto Uomini e dall'altra Donne; e là intombai il mio anellino di fede.Quindi, non tanto per distrarmi, quanto per cercar di dare una certa consistenza a quella mia nuova vita campata nel vuoto, mi misi a pensare ad Adriano Meis, a immaginargli un passato, a domandarmi chi fu mio padre, dov'ero nato, ecc. - posatamente sforzandomi di vedere e di fissar bene tutto, nelle più minute particolarità.
Luigi Pirandello: il fu Mattia Pascal
Posted on Monday, April 11, 2005 at 9:42
Il buon giorno
Sono entrato nel metrò con poche speranze di prendere il “56”, pochi minuti di rassegnato rilassamento e rischio di perdere la fermata.
Un’occhiata all’orologio e mi accorgo di, forse magari chissà, poter arrivare in orario al lavoro.
Non accelero (magari a 40 giorni di ritardo in un anno c’è un bonus e io non lo so) però preparo il biglietto, gente mi viene incontro, è troppa per venire da Porta Vittoria, “se c’è un piccolo ritardo ci riesco”.
Giro l’ultima curva prima dell’ingresso al passante e guardo il tabellone, un attimo e la lucetta rossa si accende a fianco della scritta Saronno, il treno è già in galleria.
Non OBLITERO, accelero.
Saltello in discesa per le scale, schivo chi sale, sempre troppi.
Il treno è in fondo alla galleria non si capisce se ha chiuso o se non ha ancora aperto le porte, corro.
Corro con la borsa del PC in una mano e lo zaino, che è scivolato dalla spalla, nell’altra, ho ancora una parvenza di eleganza.
Un ragazzo cammina davanti, con distacco, può perdere il treno, una signora con semitacco, ma senza pesi, arranca appena una lunghezza dietro di me, una folla aspetta il Novara.
Passo al cambio di velocità, quello di chi non può perdere.
Uno schianto di cellulare sul pavimento, il mio (il cellulare non il pavimento).
Ora non posso far finta di nulla, raccogliere il telefono, sedermi su una panchetta di marmo ad ansimare.
Infilo la maniglia dello zaino in bocca, raccatto l’apparecchio e corro, con lo zaino tra i denti.
Ora la camicia sudata (doveva durare alla grande almeno sino alle 10 di sera) esce dai pantaloni, gli occhiali scivolano lungo il setto nasale, se partissero ora o se partisse il cuore farei proprio una figura da pirla.
Posted on Wednesday, May 4, 2005 at 11:56
Un’occhiata all’orologio e mi accorgo di, forse magari chissà, poter arrivare in orario al lavoro.
Non accelero (magari a 40 giorni di ritardo in un anno c’è un bonus e io non lo so) però preparo il biglietto, gente mi viene incontro, è troppa per venire da Porta Vittoria, “se c’è un piccolo ritardo ci riesco”.
Giro l’ultima curva prima dell’ingresso al passante e guardo il tabellone, un attimo e la lucetta rossa si accende a fianco della scritta Saronno, il treno è già in galleria.
Non OBLITERO, accelero.
Saltello in discesa per le scale, schivo chi sale, sempre troppi.
Il treno è in fondo alla galleria non si capisce se ha chiuso o se non ha ancora aperto le porte, corro.
Corro con la borsa del PC in una mano e lo zaino, che è scivolato dalla spalla, nell’altra, ho ancora una parvenza di eleganza.
Un ragazzo cammina davanti, con distacco, può perdere il treno, una signora con semitacco, ma senza pesi, arranca appena una lunghezza dietro di me, una folla aspetta il Novara.
Passo al cambio di velocità, quello di chi non può perdere.
Uno schianto di cellulare sul pavimento, il mio (il cellulare non il pavimento).
Ora non posso far finta di nulla, raccogliere il telefono, sedermi su una panchetta di marmo ad ansimare.
Infilo la maniglia dello zaino in bocca, raccatto l’apparecchio e corro, con lo zaino tra i denti.
Ora la camicia sudata (doveva durare alla grande almeno sino alle 10 di sera) esce dai pantaloni, gli occhiali scivolano lungo il setto nasale, se partissero ora o se partisse il cuore farei proprio una figura da pirla.
Posted on Wednesday, May 4, 2005 at 11:56
Spelling

Spelling
B come Bacleda
A come Acleda
C come Cleda
L come Leda
E come Eda
D come Da
A come A
Ckraa !
Ckraa !
Ckraa ! (Rumore di freno a mano di una corriera)
I voli TWA sono sospesi.
Fabio S. (1976 circa)
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